mercoledì 7 ottobre 2009

Oro rosso

Fa uno strano effetto ricominciare a scrivere sul blog dopo ben due mesi di latitanza.

Il motivo della mia assenza? Nulla di grave! Semplicemente non ho avuto un attimo di respiro per fermarmi a scrivere due righe e, tra l'altro, la mia macchina fotografica ha esalato l'ultimo respiro, perciò non posso mostrarvi, per il momento, le mie ultime creazioni.

Ma voglio raccontarvi (o meglio "accennare" perchè non sono tagliata per i racconti) un'esperienza forte che ho avuto la fortuna di vivere quest'estate.

Nel mese di agosto ho partecipato ad un campo-lavoro (qui il link per chi fosse interessato) a stretto contatto i migranti che nei mesi estivi si riversano nelle campagne del foggiano per la raccolta del pomodoro, l'oro rosso che vale più di ogni metallo prezioso in termini di fatica e sofferenza.

Ho scoperto che nella mia stessa regione esiste una "succursale" di quell'Africa conosciuta attraverso i documentari televisivi e che non credevo di poter incontrare quasi dietro l'angolo di casa mia.


Altre foto dello stesso autore potete trovarle qui
Sembra assurdo, ma ora, quando guardo un pomodoro lo vedo sotto una luce diversa, ha un sapore decisamente più forte, a volte amaro... e questo mi fa ripensare ad un testo di un autore che amo molto, Luis Sepùlveda:

"[...] Se io fossi uno scultore e mi chiedessero una statua
di Alessandro Magno, sul piedistallo la mia firma sarebbe l'ultima.Prima ci sarebbero i nomi dei cavatori che hanno scelto, tagliato e portato giù il marmo dalla montagna. Poi i nomi dei marmisti che gli hanno dato forma, e subito dopo i nomi di quelli che hanno stagionato il lardo, di quelli che hanno raccolto le erbe aromatiche, dei panettieri e dei vendemmiatori del fresco vino di Toscana.

Lettrice, lettore, quando ti troverai davanti una statua scolpita in marmo di Carrara, pensa ai cavatori e ai marmisti di Pietrasanta. Pensa a loro e saluta quel dignitoso anonimato."

Magari ci pensiamo davvero anche quando realizziamo i nostri piccoli "gioielli". E passando ad argomenti più leggeri e propri di questo blog vi mostro una foto che immortala alcune mie collane in bella mostra in una vetrina....

Approfittando del soggiorno a Foggia ho pensato di varcare, finalmente dopo innumerevoli inviti, la soglia del negozio del mio amico Shakir, LE PERLE, ed è stata una vera sorpresa vedere che mi ha riservato uno spazio tutto mio nelle sue vetrine.... che grande soddisfazione!


2 commenti:

Perline e bottoni ha detto...

Le tue riflessioni sono giustissime. A volte dimentichiamo quelo che c'è sotto la superficie delle cose. Tempo fa ho visto un reportage sulla condizione di schiavitù e di ricatto che subiscono i lavoratori migranti e mi sono vergognata di essere italiana. Questa estate, al mare, mi è capitato spesso di vedere persone, anche benestanti, contrattare per una collanina o un braccialetto fino all'ultimo euro. Ma ogno euro risparmiato (speso poi magari per un caffè o per un gelato di cui peraltro ci pentiamo di aver mangiato perchè stiamo ingrassando...) è un euro tolto al guadagno di un povero uomo che fatica sotto il sole tutto il giorno e che alla fine ha venduto il suo bracciale magari a 5 euro. E se al suo posto ci fossimo noi?

Helena ha detto...

..devo dire che anch'io faccio parte in qualche modo della catena di produzione dell'oro rosso, quest'estate ho lavorato come stagionale in una azienda che lavora i pomodori per fare la passata, ero al controllo qualità quindi non era molto faticoso, ma ho capito quanto è importante ogni lavoro perchè il risultato sia buono, da chi raccoglie il pomodoro a chi lo imbottiglierà, ogni persona è importante per il risultato..di sicuro la tua esperienza è unica, non posso dire di aver fatto la stessa cosa, ma spero di averne capito ancora di più il senso..